#Piemonte – Tappa 1: Novara

13 Feb

TAPPA 1, 13 FEBBRAIO 2013

La strada che ci porta dal parcheggio alla Libreria Lazzarelli passa per la zona pedonale e costeggia il Duomo. Sopra i tetti svettano la cupola e il campanile della Basilica di San Gaudenzio. Siamo in pieno centro ma la vista non è allegra. L’orario è quello di pranzo e c’è poca gente in giro. Soprattutto colpisce l’impressionante schiera di vetrine tappezzate di cartelli colorati che annunciano “liquidazione totale”. Ne contiamo cinque uno accanto all’altro prima di arrivare a destinazione. La Lazzarelli è la libreria storica della città: fondata un centinaio di anni fa, ha avuto diverse sedi prima di stabilirsi in quella attuale. Dopo l’ultima ristrutturazione appare davvero bella e moderna. I portici che la ospitano sono invasi di bancarelle di libri, per sfruttare meglio lo spazio e attirare i curiosi. Anche d’inverno. L’interno ha soffitti alti e uno splendido lampadario in vetro lavorato, un ballatoio che corre sui quattro muri è raggiungibile con un piccolo ascensore-montacarichi in un angolo. “Sopra teniamo principalmente classici e tascabili”, ci spiega Alessandro, sulla quarantina, libraio da sempre, che sta sottraendo tempo alla sua pausa per intrattenersi con noi. Lo invitiamo a pranzo ma preferisce tornare a casa. Conosce il mestiere e i clienti, sembra molto preparato e ha l’aria malinconica. Non è loquace, ma neanche timido, e dopo aver rotto il ghiaccio ci racconta di sé e della libreria.

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La Lazzarelli è il punto di riferimento per i lettori con palato fine e l’élite cittadina, “anche il sindaco si fa vedere spesso”. La chiacchiera con Alessandro è interrotta ogni tanto dalle domande dei clienti. In questo momento oltre a lui ci sono altre due commesse, una deve stare fuori a buttare un occhio sulla parte esterna (temperature vicine allo zero), dove l’ampio porticato ha permesso di raddoppiare lo spazio espositivo della Lazzarelli, mentre l’altra fa avanti e indietro dal magazzino. Una signora, probabilmente cliente abituale, si avvicina alla cassa con due libri e chiede consiglio ad Alessandro. Lui ci prova: le porta Prima di domani del danese Jørn Riel pubblicato da Iperborea. La signora lo guarda, lo soppesa, nel vero senso della parola, e lo lascia giù: “Preferisco i libri più voluminosi”. Nice try, Alessandro, lo ringraziamo.

I libri sono ben disposti e tutto dà un’idea di ordine. Cosa rara di questi tempi, poi, i rifornimenti delle novità sono stati abbondanti. Molte pile di libri sui tavoli in ingresso raggiungono altezze d’altri giorni. Alle nostre collane è riservata una discreta posizione: minimum fax ha una zona tutta sua su uno dei banconi centrali mentre una buona scelta di iperborei è allineata dentro una teca (sotto vetro!) accanto all’ingresso  insieme ai Meridiani e a una colorata selezione dei titoli SUR. Di titoli Iperborea Alessandro ne ha letti molti, e da quel che dice pare un lettore parecchio sofisticato: oltre a Riel confessa di avere amato Fratello Jacob di Henrik Stangerup. Non sono in tanti a conoscerlo in Italia, neanche tra i librai.

 

Il futuro però lo preoccupa, in particolare l’arrivo dell’e-book, dice indicando un piedistallo dove campeggia un e-reader Kobo destinato alla vendita. Di giovani in libreria non se ne vedono tanti e la crisi a Novara si sta sentendo molto. “Il Kobo non lo vendono solo le librerie Mondadori?”, ci viene il dubbio e gli chiediamo. E in effetti la libreria, tra i cui soci figurano due dei fratelli Lagiannella, proprietari di una decina di librerie in giro per la Lombardia – tra cui le librerie del Corso a Milano e la storica Milano Libri di via Verdi, fondata dalla leggendaria Anna Maria Gandini – è da poco diventata un franchising Mondadori. In incognito, sembrerebbe, perché del marchio Mondadori non c’è traccia. I libri così si possono avere con condizioni migliori dal magazzino centrale e in più si paga solo il venduto: tutta la merce viene data in conto deposito.

Il franchising è una strada sempre più percorsa dalle librerie indipendenti di tutta Italia. Per chi è in difficoltà spesso è una scelta obbligata, in un momento in cui le catene propongono offerte eccellenti per accaparrarsi i migliori librai della penisola. Da un anno anche i re delle librerie italiane hanno il loro franchising: Feltrinelli Point. Le principali alternative sono Mondadori e Ubik. Spesso è l’unica strada che rimane per reggere alla concorrenza di una libreria di catena che ha appena aperto accanto, delle librerie online e dei supermercati. O anche solo per resistere alla crisi. Il franchising è un concetto semplice: si vende un pezzo di autonomia in cambio di ottimi prezzi sui libri. Un fanatico di Ruzzle dalla parola autonomia ne tirerebbe fuori un’altra: anima. Quanto questo pezzo di autonomia sia piccolo o grande può variare: dipende da quanto è forte il marchio che si intende sostituire, dalla situazione economica, dal potere contrattuale e dall’intraprendenza del libraio. Di solito – quasi sempre – i franchising non sono più liberi di esporre ciò che vogliono. O meglio, sono ancora liberi di prendere e proporre gli autori e le collane che preferiscono a patto che la migliore esposizione venga comunque data ai libri “suggeriti” dal centro della catena.

La Lazzarelli evidentemente del franchising sembra aver preso il buono e lasciato giù il meno buono. Noi siamo contenti: è una delle librerie che ci fa il più alto fatturato della zona, sarebbe una perdita pesante. E poi è una libreria davvero bella, ben arredata, ben tenuta e con personalità. Sarebbe un peccato se dovesse uniformarsi e irreggimentarsi sotto le insegne e gli arredi di un altro marchio.

Appunti di viaggio in pausa pranzoPrima di congedarci ci facciamo suggerire un buon ristorante dove rifocillarci e Alessandro ci spedisce in un Arci a due passi, il circolo XXV Aprile, sede locale dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che sembra proprio fare il caso nostro (riceverà infatti una copia omaggio di In territorio nemico, “romanzo partigiano” firmato SIC – Scrittura Industriale Collettiva, di prossima uscita per minimum fax).

Dobbiamo tirare fino alle 15, orario di apertura della libreria La Talpa, sempre a Novara, dove ci aspetta Vanessa. Uno sguardo al menu alla lavagna, e partiamo timidi, ma piano piano ci facciamo portare tutti i piatti esposti in bacheca che vengono fraternamente divisi in due. Niente vino però, che la strada è ancora lunga. Un’ora dopo, barcollanti, chiediamo il conto. Uno spettacolare 13 euro a testa: il viaggio continua sotto un’ottima stella. Diamo un’occhiata alla curiosa esposizione di vinili d’epoca che arreda i locali del circolo (si va dall’esordio di Guccini col solo nome di battesimo “Francesco” alla zip vera sul warholiano Sticky Fingers degli Stones). Dopo aver trangugiato un caffè doppio, ci rimettiamo sulla Panda per percorrere quel chilometro che ci separa dalla meta.

Al terzo tentativo riusciamo a imboccare viale Roma nel senso giusto. Procediamo lenti mentre i nostri occhi corrono veloci da un lato all’altro della strada alla ricerca de La Talpa. Invece ci imbattiamo in una scritta enorme in bianco su verde DeAgostini. Girato l’angolo, sopra l’ingresso, scopriamo anche l’insegna “La Talpa”: ci siamo.

Siamo in anticipo e la libreria è ancora chiusa, ma attraverso le vetrine vediamo segnali di vita. Ci viene ad aprire Vanessa Pacher, direttrice della libreria, per caso arrivata anche lei qualche minuto prima, e ci dà un’accoglienza molto calorosa, è felice di ricevere una visita da due editori di cui ama molto il catalogo. Ci fa i complimenti per aver pubblicato un bellissimo romanzo assicurandoci di averlo stravenduto. Le facciamo notare, ridendo, che quello è un libro di un altro editore indipendente e che sicuramente gli gireremo i suoi complimenti. Forti del vantaggio acquisito dopo quella “gaffe” su cui continuiamo a insistere per fomentare i suoi sensi di colpa, ci facciamo raccontare tutto della libreria, e soprattutto le strappiamo la promessa di impegnarsi a vendere centinaia di copie anche di un nostro titolo, a sua scelta. E scopriamo anche come. La Talpa è un’altra libreria storica di Novara. Rispetto alla Lazzarelli non occupa una posizione di primo piano nella geografia cittadina, ma presidia un grande quartiere, fuori dal centro ma residenziale.

Fimageondata dal compianto Renzo Martelli, figura leggendaria della promozione del più grande distributore italiano, Messaggerie, è ora posseduta in parte da DeAgostini (il grande, enorme, editore locale) e in parte ancora dai fratelli Lagiannella. È una libreria molto diversa dalla Lazzarelli, e in questo rispecchia uno schema che si ripete in molte città italiane. La libreria decentrata dev’essere un presidio, un punto di riferimento del quartiere, un trait-d’union tra gli abitanti e le istituzioni, prima di tutto la scuola, poi le biblioteche, e le associazioni culturali. Non deve per forza essere bella e nuova, e con le vetrine grandi. Non deve incuriosire nessuno. Non ci sono turisti che passano di lì, neanche per caso, e nessuno si affaccia da queste parti nella passeggiata domenicale. Non serve l’orario continuato né l’apertura nei giorni festivi. Vanessa ci ha provato, ma poi ha capito che l’investimento andava fatto altrove: i clienti deve conquistarseli offrendo servizi e consulenza; bisogna inventarsi altro. Per esempio offrire laboratori per bambini ed essere sempre riforniti dei libri dati in lettura dai professori del liceo lì accanto. Può anche proporre libri e autori da portare nelle scuole o suggerirli ai gruppi di lettura. Ma al giorno d’oggi anche tutto questo può non bastare, ecco perché La Talpa ha sentito la necessità di legarsi a un soggetto dalle spalle più larghe.

È una situazione comune a molte librerie di quartiere, questa, e non tutte hanno un grande gruppo editoriale come vicino di casa. Ma Vanessa e la sua collega rimangono ottimiste. Il lavoro è bello, il rapporto con i clienti pure, e non vedono l’ora di stravendere i nostri libri. Ringraziamo, salutiamo, e un po’ di corsa ci mettiamo in strada per Pinerolo. Abbiamo promesso a Marco Vola, titolare della libreria Volare, nostro ospite della serata, di arrivare “per merenda”. E sono già le quattro.

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