Editori in tour alla Libreria Fahrenheit 451 di Piacenza e alla Libreria Diari di bordo di Parma

27 Mar

Lunedì 30 marzo 2015, ore 18.30
Via Legnano 4, Piacenza

Martedì 31 marzo 2015, ore 18
Borgo Santa Brigida 9, Parma

Editori in tour alla Libreria Fahrenheit 451 di Piacenza e alla Libreria Diari di bordo di Parma

Pietro Biancardi e Marco Cassini  ancora una volta in viaggio alla scoperta delle librerie d’Italia. Questa volta il tour li porterà in Emilia da lunedì 30 marzo a mercoledì 1° aprile e toccherà le librerie di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara e Bologna.

Due gli appuntamenti pubblici previsti, il primo lunedì 30 marzo alle 18.30 nella libreria Fahrenheit 451 di Piacenza e il secondo martedì 31 marzo alle 18.00 nella libreria Diari di bordo di Parma, per incontrare librai, lettori e curiosi e raccontare il lavoro dell’editore indipendente a partire dall’attività delle loro due case editrici agli antipodi: Iperborea che pubblica le letterature del Nord Europa e SUR quelle del Sud America.

Video

Cosa succede in una libreria di notte?

24 Apr

Per scoprirlo, vi invitiamo a vedere con noi (e condividere con chi volete) questo divertente, sorprendente cortometraggio di animazione, realizzato da Sean Ohlenkamp per la libreria Type Books di Toronto, in Canada.

“Non c’è niente come un libro vero “.

Video

L’ultima libreria.

20 Apr

Gli editorintour vi invitano a guardare questo piccolo film e condividerlo.

Scritto da Richard Dadd, e da lui diretto con Dan Fryer, The Last Bookshop (2012) racconta cosa succederebbe (usiamo il condizionale, non il futuro!) se le librerie chiudessero tutte…

Editori in tour alla Libreria Il Delfino di Pavia

12 Apr

Giovedì 18 aprile 2013, ore 18
Piazza Cavagneria 10, Pavia

Editori in tour alla Libreria Il Delfino di Pavia

Come e perché si sceglie un libro? Chi decide il titolo o la veste grafica? Come si arriva alla definizione del prezzo di copertina? Come è cambiata e cambierà la lettura in tempi di “rivoluzioni digitali”? Queste sono alcune delle domande che vengono poste spesso a un editore. Insieme a questioni di rilievo sostanziale come “Che differenza c’è tra un piccolo e un grande editore?” o “Come funziona la distribuzione?” o ancora: “Che rapporto c’è tra editore e libraio, o tra editore e lettore?”.

Pietro Biancardi e Marco Cassini, dall’osservatorio privilegiato e insieme scomodo delle due case editrici indipendenti di cui sono gli animatori (Iperborea e minimum fax) e che negli ultimi due decenni hanno contribuito a caratterizzare il panorama dell’editoria di progetto e di qualità in Italia, incontrano i lettori, gli appassionati, i curiosi per discutere del presente e del futuro del libro.

#Stati Uniti. Il momento d’oro delle indies

10 Apr

Al termine del suo reading, venti minuti intensi in cui ha letto l’incipit dell’ultimo romanzo Canada, qui appena pubblicato in edizione tascabile, Richard Ford si dice disponibile a rispondere alle domande del pubblico, eterogeneo e cospicuo, che stipa l’ampia sala della libreria Book Court, dal 1981 il cuore letterario di Cobble Hill, quartiere residenziale di Brooklyn.

IMG_9157Si crea subito un bosco di braccia tese, ma prima di planarci l’autore fa una pausa, si leva gli occhiali, rivelando lo sguardo acquoso e impenetrabile di un azzurro esaltato dal colore di quello che ha tutta l’aria di essere il suo maglione preferito, e dice: «No no, scusatemi; scusatemi. Prima di darvi la parola, devo dire qualcosa a cui tengo particolarmente; forse la cosa più importante che ho da dirvi stasera. Vi ringrazio di essere venuti qui, non perché siete alla presentazione del mio libro ma perché facendolo avete deciso di sostenere questa libreria. Avete fatto un gesto importante: il lavoro di queste persone, come di quello di decine di posti analoghi in tutto il paese, è fondamentale. Se io posso permettermi di fare lo scrittore da quarant’anni, e se tanti altri miei colleghi possono fare il loro mestiere, è solo perché ci sono librerie indipendenti come Book Court, il cui ruolo è prezioso, imprescindibile per chi ama i libri e per il tessuto culturale di tutta la nazione». E poi indica con un sorriso disponibile l’anziana signora in seconda fila come a liberarla dall’ansia di voler esporre la propria visione del romanzo, e del mondo. E ha inizio il Q&A.

Non ho mai sentito una dichiarazione così incisiva e appassionata a supporto delle librerie, né qui a New York né in Italia, dove – è noto – le presentazioni dei libri sono principalmente uno sfoggio di coolness e arguzia se non, peggio, di simpatia. Dello stato di salute delle librerie mi è capitato più volte di parlare nelle tappe precedenti di questo mio ultimo viaggio sulle due coste degli Stati Uniti.

Durante un pranzo al ristorante indiano di fianco alla sede di McSweeney’s, Dave Eggers addentando il suo pollo fritto (accompagnato da riso fritto) mi ha detto che «non solo a San Francisco ma in tutto il paese è un momento molto favorevole per le librerie indipendenti». Appoggio le posate sul piatto, accanto alle mie decisamente più elaborate costine di agnello australiano con brown rice e, convinto di non aver capito bene la sua affermazione, o di non aver colto un tono di ironia nella sua voce, gli chiedo di ripetere. «Sì, davvero: basta vedere l’eterna vitalità di Green Apple, che esiste da quasi mezzo secolo, o fermarsi a osservare quanta gente entra ed esce continuamente da Dog Eared Books, il negozio a due passi dalla nostra scuola Valencia 826, per rendersene conto».

IMG_9104Dog Eared ha appena compiuto vent’anni e all’apertura del sito della libreria potete trovare quest’annuncio: «Desideriamo informarvi che le notizie riguardanti “La Morte delle Librerie” sono tutta una grande esagerazione. Specialmente a San Francisco, dove una marmaglia implacabile di arguti lettori nulla apprezza più che girovagare fra gli scaffali di un emporio letterario ben fornito, la cui missione è scovare i libri che vi piace farvi piacere, e perfino i libri che ancora non sapevate vi sarebbero piaciuti».

«Il fatto è», prosegue Eggers, «che Barnes & Noble e Amazon si stanno facendo la guerra, su un campo di battaglia tutto loro. E così chi va alla ricerca di libri, di idee, di contenuti, sa dove rivolgersi: alle librerie indipendenti, che stanno giustamente approfittando della lite fra i due grossi contendenti, per affermare il loro ruolo e ritagliarsi nuovamente lo spazio che rischiavano di perdere. Le piccole librerie stanno letteralmente fiorendo, o rifiorendo».

Essendo abituato a sentire, in patria, il mantra incessante di lamentele da parte di colleghi editori e librai, e di dover snocciolare costantemente deprimenti rosari al capezzale di librerie in dismissione, e vedere sempre il segno meno davanti a qualsiasi dato che riguardi il mercato editoriale, queste parole mi sembrano un miracolo; mi pare di aver appena sentito o il discorso di un pazzo invasato o la voce soave di un angelo che annuncia la nuova venuta. Ho voluto indagare di più, e ho chiesto in giro.

Richard Nash, che da editore indipendente (Soft Skull Press) si è recentemente reinventato –o forse, si è ritrovato malgré lui – nel ruolo di “guru del digital publishing”, mentre facciamo colazione al caffè Maybelle di Carroll Gardens (nello stesso locale in cui, sia detto fra parentesi, c’era la panetteria di Nicholas Cage in Stregata dalla luna) approfondisce il punto di vista di Eggers: «Barnes & Nobel e Amazon si sfidano su acquisizioni, sconti, campagne, e principalmente sono interessate alla vendita di e-book, che è poi solo un mezzo per vendere i rispettivi device, Nook e Kindle: si stanno praticamente distruggendo a vicenda, dimenticandosi quasi cosa significhi fare il mestiere del libraio. Ed ecco che la qualità del lavoro indipendente basato su credibilità e coerenza ha una chance unica per esprimersi. Vuoi attraverso nuove iniziative editoriali – case editrici, riviste, blog – vuoi attraverso il lavoro dei librai indipendenti». Il suo nuovo progetto, Small Demons, è uno dei tanti modi nuovi e creativi di aggregare lettori, o anche «consumatori di cultura». Un social network che ti suggerisce ascolti, visioni, luoghi in base alle tue letture è un’idea magnifica, e merita un’occhiata.

IMG_9095Qualche giorno più tardi a Brooklyn – nel punto esatto di Prospect Park in cui una decina d’anni fa, durante le riprese di un documentario, ci sfidammo in un’epica partita di pallone – sorseggiamo tè verde con Rick Moody, a cui ho esposto la teoria del suo amico californiano. L’autore di Tempesta di ghiaccio argomenta ulteriormente: «Non ci avevo pensato in questi termini, ma il punto di vista di Dave mi trova sostanzialmente d’accordo. La chiusura di Borders, per decenni l’arcinemico di Barnes & Noble, ha creato un vuoto. Per quanto possa sembrare assurdo sentire la mancanza di una catena, a me Borders manca, perché seppur regolata dalle norme di funzionamento di una grande impresa ha avuto un merito indiscusso: ogni paesino sperduto di qualsiasi stato, anche rurale, della nazione, che magari non aveva nemmeno una biblioteca, grazie a Borders poteva contare sull’esistenza di una libreria, in media dignitosamente fornita, e non solo di best-seller commerciali. Oggi con la scomparsa di Borders molti piccoli centri sono rimasti senza una libreria, e ovviamente quel pubblico di lettori che si era creato, ora non ha altra soluzione che rivolgersi ad Amazon (o, peggio, sono lettori perduti per sempre). Sarebbe bello immaginare che quel tessuto di interesse, di desiderio culturale, trovasse un’altra soluzione: magari potrebbero addirittura nascere nuove librerie indipendenti lì dove prima c’era Borders».

Così, quando al termine della chiacchierata fra Richard Ford e i suoi lettori, questi si mettono diligentemente in coda per farsi firmare una copia del suo romanzo, annuisco ripensando alle parole di Eggers, di Nash, di Moody, e alla dichiarazione di pochi minuti prima dello stesso Ford. Siamo qui ad ascoltare uno scrittore, grazie a una libreria indipendente, e al tempo stesso per sostenere una libreria indipendente. L’acquisto di una copia al termine di una presentazione dovrebbe essere sancito per legge, o quanto meno una buona norma di educazione che chi ha assistito a un evento gratuito dovrebbe sempre rispettare. In Italia, se pradossalmente si è più disposti a farlo durante un festival letterario (dove per assistere all’evento si è già pagato un biglietto), librai, editori, scrittori sanno benissimo che nelle librerie questa cosa succede di rado: alcune decine di persone – nei casi fortunati anche cinquanta, cento – si sono lasciate intrattenere da uno scrittore, ma le copie vendute a fine incontro raramente bastano a coprire il costo delle birre consumate dall’autore. E mentre questo firma uno sporadico esemplare inquadrato nello schermo di uno smartphone, e risponde alle domande che i più timidi non hanno avuto il coraggio di fare in pubblico, editore e libraio si guardano con rassegnazione pensando che magari la prossima volta…

IMG_9172Osservo Richard Ford firmare instancabile, sempre sorridente, più di cento libri, e mentre faccio la fila alla cassa mi rendo conto che le librerie in Italia non vanno «salvate» come vuole la versione piagnona dei fatti, ma semplicemente sostenute. Certo, anche da strumenti legislativi e istituzionali – i pochi in vigore non sono sufficienti –, ma principalmente dal lavoro di noi lettori. Il cui compito, quale che sia il nostro mestiere, mentre siamo lettori non è altro che leggere, e quindi comprare, libri. Preferibilmente lì dove un libraio ci ha appena offerto un intrattenimento gratuito per il quale – se si fosse svolto in un festival letterario – non avremmo esitato a pagare un biglietto.

Il libro che ci portiamo a casa autografato stasera è il nostro biglietto: per un mondo in cui le librerie indipendenti, come negli Stati Uniti, fioriscano, o tornino a fiorire. È già primavera, Bandini.

#Venezia, libreria Marco Polo

17 Mar

Il libraio Claudio Moretti sembra la personificazione del più citato verso di John Donne, e sì che vive e lavora a Venezia. La giornata passata in sua compagnia servirà a chiarire cosa intendiamo.

IMG_8957Avevamo deciso di andare all’inaugurazione della mostra-concorso Arte Laguna, e così abbiamo fatto sapere a Claudio che di lì a poco avremmo colto l’occasione per andarlo a trovare. Nel giro di soli cinque giorni è riuscito a organizzare, in un orario un po’ improbabile e per di più nel suo abituale giorno di chiusura, un incontro-conversazione su temi sempre attuali del mondo editoriale (il prezzo e il valore dei libri, come affrontare in maniera creativa la crisi, cosa significa davvero oggi essere “indipendenti”) e siamo rimasti felicemente stupiti quando abbiamo visto raccogliersi negli angusti spazi creativi della Marco Polo una trentina di persone curiose, interessate, desiderose di partecipare, ascoltare, argomentare e condividere i propri punti di vista. Senza saperlo, era già una prima, efficace risposta ad alcuni degli interrogativi su cui eravamo chiamati a confrontarci.

Nell’epoca in cui ascoltiamo con sempre maggior frequenza pessimistici e a volte oziosi discorsi sull’effetto negativo dei social network sulla reale socialità, questa libreria di Cannaregio ha dato dimostrazione di saper creativamente divenire punto d’incontro nella città. Qui davvero nessun lettore è un’isola. Alla Marco Polo vengono – per incontrarsi! e comprare libri! – non solo gli appassionati di libri e letteratura, ma gli amanti della fotografia (i laboratori tenuti da Marc De Tollenaere sono un appuntamento fisso ormai da diversi anni) e quelli col pallino della musica (c’è anche un corso di armonica, tenuto da Paolo Ganz); la libreria ospita due volte al mese gli incontri dell’associazione Donne di Carta; è una sorta di nirvana per chiunque voglia scandagliare gli scaffali degli «introvabili» (circa metà della superficie è destinata all’usato, sia in italiano che in lingua, con largo spazio alla narrativa angloamericana, ma con alcuni scaffali di libri tedeschi e francesi); ed è perfino punto di consegna per i prodotti biologici di un’azienda agricola locale. Non a caso, il libraio ha dichiarato (forse con un certo intento polemico, o forse semplicemente con giusto spirito d’osservazione): «Una piccola libreria indipendente ha più tratti in comune con una piccola azienda agricola biologica che con una libreria di catena. Un libraio indipendente e un agricoltore biologico non possono competere sul prezzo, non ne hanno la capacità né finanziaria né di dimensione; fanno fatica a dimostrare a parole la differenza fra acquistare da loro e dalla grande distribuzione, bisogna che la gente lo provi di persona; si occupano entrambi di alimenti sani, per la mente e per il corpo».

La sua libreria-orto è molto selettiva. Del resto, sul sito della Marco Polo, in maniera laconicamente diretta la pagina «Chi siamo» afferma: «Data la quantità di titoli che annualmente vengono pubblicati in Italia, è impossibile per una piccola libreria indipendente avere tutte le novità. Abbiamo deciso quindi di tenere solo quello che ci piace». Segue l’elenco di appena una decina di marchi editoriali indipendenti, i prescelti da Claudio per il suo felice «esperimento».marcopolo

È domenica mattina, e Claudio ha allestito su una cassapanca all’ingresso del negozio una bella colazione rifocillante: un termos pieno di caffè, del latte, due belle torte di mele già affettate e, per i più avventurosi, due bottiglie di vino bianco e dei taralli.

Il pubblico è costituito da un meraviglioso mix di interessi e vicende personali – come dev’essere ogni pubblico, del resto, ma qui c’era molta voglia di raccontarsi, e così abbiamo potuto scoprire chi avevamo di fronte: (tra gli altri) uno studente di cinese che ci consiglia la pubblicazione di un romanzo contemporaneo introvabile; un produttore cinematografico romano con la passione per la poesia; il direttore artistico di un teatro di ricerca; un ex libraio californiano che ora vive a Venezia e fa lo scrittore; un ex libraio veneziano – animatore della gloriosa Patagonia – che ora vive di organizzazione di eventi; uno studente (anche lui americano) che vive e studia in Italia e vorrebbe tradurre la nostra narrativa per il mercato statunitense; e così via.

La mattinata inizia commentando le pagine culturali dei quotidiani e degli inserti culturali domenicali: è bastata un’occhiata alle classifiche di vendita per immaginare che non saremmo sfuggiti a una riflessione su cause ed effetti del lancio della collana a 0,99 euro. E un articolo che riportava gli sconfortanti dati presentati dall’Istat sul disastroso stato della lettura in Italia (oltre il 50% della popolazione dichiara di non aver letto nemmeno un libro negli ultimi dodici mesi) ci ha costretti a dibattere sul (o dibatterci nel?) significato stesso dei nostri mestieri: editori, librai in un paese dove sembriamo essere superflui. Avevamo programmato di parlare poco più di mezz’ora ma le sollecitazioni, le domande, gli spunti del pubblico sono stati così tanti che senza rendercene conto si è fatta l’ora di pranzo.

ricetta-polenta-facile-08Il vivace scambio di opinioni e considerazioni è proseguito ancora di fronte al piccolo buffet dove, data l’ora, si è passati decisamente ai proverbiali tarallucci e vino, per concludere la mattinata in armonia. A seguire, Claudio ci ha portato a mangiare in un ristorante in cui sembra essere di casa e dove, assaporando polenta con (pietanza per noi inedita) salame cotto nell’aceto balsamico e un’ottima grigliata mista di pesce, abbiamo ascoltato il suo nuovo progetto. È un po’ folle e proprio per questo ci conquista: vuole aprire entro l’anno una nuova libreria, con una metratura molto più grande dell’attuale, che permetta un’ulteriore investimento sull’offerta formativa; ospiterà sempre marchi indipendenti, riuscendo però ad allungare la lista degli editori selezionati. I capitali per partire? Ovviamente non ci sono, ma Claudio ha in mente una forma di finanziamento partecipativo (crowdfunding), ed è così convinto da risultare convincente. Noi siamo già qui che brindiamo alla nuova Marco Polo!

Non possiamo che fargli i nostri più sinceri auguri, certi che la prossima volta ci vedremo nella nuova sede. Un’isola in più nell’arcipelago di meravigliose librerie di cui stiamo disegnando la mappa con i nostri viaggi in giro per l’Italia.

#Piemonte – Tappa 4: Asti-Ivrea

15 Feb

IMG_8760Nell’astigiano, nel b&b che Davide ha prenotato per noi in collina, ci si sveglia presto. I vitigni sono coperti di neve, tutto è avvolto nel silenzio, e mentre aspettiamo che il nostro ospite ci venga a prendere per portarci a fare un po’ di turismo, come ha promesso, ci ritagliamo un’ora per rispondere a qualche mail urgente e stare dietro al lavoro che inevitabilmente si accumula dopo giorni lontano dall’ufficio. Il giro turistico prevede la visita della chiesa romanica di San Nazario, appollaiata in cima a una collinetta che domina chilometri e chilometri di campagna, dove Profumi per la mente d’estate organizza reading con pic-nic, e del borgo di Montechiaro d’Asti, dove Davide aggiunge la ciliegina sulla torta farcita della sua strepitosa ospitalità regalandoci un pacco a testa di brut e bun, i biscotti locali di cui bisogna leggere attentamente il foglio illustrativo: provocano dipendenza e assuefazione immediate.

Prima di riprendere la strada, direzione Ivrea, Davide ci costringe a fare tappa ad Asti. Lo spirito vacanziero della mattinata non fa per lui. Vuole passare negli studi di Primaradio per registrare una puntata speciale della sua trasmissione Simply book, approfittando della nostra presenza. Ancora una volta ci tocca “performare”. Per fortuna ci fa parlare di due libri a scelta del nostro catalogo, niente “futuro del libro & co”, e quando si tratta di parlare dei nostri gioielli tutto diventa più facile.

Visto che lo spirito stakanovista di Davide ci ha pervaso ci facciamo accompagnare anche a visitare la libreria locale, Il Punto, che non avevamo preventivato nel nostro giro. Ma l’orario è quello di pranzo, la libreria è chiusa e non ci resta che sbirciare nelle vetrine. A parte pile del nuovo romanzo di Danielle Steel, libri di cucina, gialli dalle copertine truculente e cartonati a 9,90 dai titoli assonanti, non c’è molto da vedere. Buttando poi un occhio ai nostri venduti annuali ci rendiamo conto che qui dentro un libro Iperborea o minimum fax si sentirebbe come la particella di sodio nella pubblicità dell’acqua minerale di qualche anno fa.

Il sodalizio editoria di progetto-librerie indipendenti è un luogo comune tutt’altro che scontato, e avvalorarlo sminuisce il lavoro di quei librai che lo perseguono con passione, determinazione e coraggio. Quello di puntare sulle proposte dell’editoria di progetto come segno distintivo della propria libreria richiede molta competenza e un lavoro potenzialmente senza fine, se si pensa che in Italia sono censiti più di 8mila editori “attivi” (impossibile anche solo calcolare quelli inattivi). Bisogna leggere, approfondire, scavare nei cataloghi, dare voce a nicchie, ricercare un proprio gusto e una propria identità, grattare sotto la superficie delle proposte più “immediate”. Resistere alle pressioni dei promotori con maggior potere contrattuale. E soprattutto convincere i propri clienti e lettori della qualità di un’offerta che probabilmente non conoscono. Insomma, un lavoraccio che non tutti hanno la voglia, il tempo e la capacità di fare. E magari poi è una scommessa che non funziona perché si è sbagliato target.

Forse effettivamente alla libreria Il Punto scarseggiano i lettori di Iperborea e minimum fax. Può darsi. O magari invece non ce ne sono perché nessuno gli ha mai messo un libro di questi cataloghi sotto il naso. O forse ancora abbiamo avuto solo una visione parziale dell’offerta della libreria, non avendo potuto visitarla… Per questo ci dispiace non aver incontrato la proprietaria. Questi nostri tour non servono solo per farci accogliere con entusiasmo dai librai che ci conoscono e apprezzano i nostri cataloghi, ma anche per stringere rapporti con chi ancora non ha familiarità con la nostra proposta, e magari ha bisogno solo di un avvio per addentrarsi nelle nostre “case”.

Tutto questo per dire che le librerie non sono mai, in nessun caso, luoghi neutri che vendono ai clienti quello che a loro vendono gli editori. Ogni anno in Italia escono 65mila nuove edizioni. A monte dell’arrivo di un libro nella vetrina di una libreria e quindi nelle mani di un lettore c’è una catena di scelte che l’ha portato lì.  È evidente, anche considerando solo questo numero, quanto importante sia il ruolo di una libreria per la vita culturale di una comunità.  È un lavoro di mediazione e selezione pari a quello di un editore. A maggior ragione nelle città di provincia, dove le occasioni di incontro con il libro sono più rare, il ruolo della libreria è fondamentale. E dietro a questo si nasconde un lavoro infinito, con ogni probabilità in lotta con un bilancio che non vuole sapere di pareggiarsi.

IMG_8778Ma arriviamo a Ivrea, dove ci aspettano “i magnifici 4” della Galleria del Libro: Gianmario, Chicca, Elisa e Roberta. “Passata l’Olivetti girate a destra dopo la Dora”. Già dalle indicazioni si capiscono tante cose di questa città di neanche 25mila abitanti. Pochi decenni fa ne contava il doppio: tutti gli impiegati della Grande Olivetti, cervelli di altissimo livello da tutto il mondo, poi “fuggiti”. Chi è rimasto, invece, sono i librai. Oltre agli alla Galleria del libro, la città offre molte possibilità di scelta: dalla libreria per ragazzi Didattica Più alla Garda, dall’Officina Morenica (libreria-ristorante-caffè) a una Mondadori franchising, oltre alla libreria Cossavella, che, con ammirevole fair play, Gianmario ci porta subito a conoscere. A detta del proprietario Italo Cossavella, la sua libreria, nata nel 1968, è “la libreria italiana con più titoli in magazzino dopo la Hoepli di Milano, ovvero 120mila”. Cossavella negli ultimi anni ha raddoppiato lo spazio, aprendo una libreria caffè pochi metri più avanti, con una imponente sezione di libri antichi, illustrati, rarità e prime edizioni.

Non è un dato verificato né, probabilmente, verificabile, ma per la nostra esperienza possiamo affermare senza timore di essere smentiti che non esiste città italiana con un’offerta di titoli diversi per abitante altrettanto ampia che a Ivrea. Per quel poco che possiamo vedere, gli eporediesi sembrano apprezzare: tra una chiacchiera e l’altra con Gianmario e Chicca, due dei quattro soci della libreria, ci intratteniamo con qualcuno delle decine e decine di lettori che continuano ad affluire e cercare tra gli scaffali densi delle tre grandi sale della Galleria in un tranquillo venerdì pomeriggio qualunque. O quasi: alle 18, nella piazza antistante la libreria, c’è uno degli ultimi comizi preelettorali di Beppe Grillo. Usciamo tutti, insieme ai clienti della libreria, per assistere alla sfilza di improperi, sogni, promesse, utopie, analisi, che il guru 5 Stelle distilla con i tempi teatrali di un uomo di spettacolo navigato e l’energia e la forza di uno che ha visto la luce.

Per quanto interessante – sarà la pioggia, sarà il freddo, sarà l’ansia – dopo poche decine di minuti lasciamo perdere e, schivando le rare bucce d’arancia residue dal carnevale di due giorni prima, troviamo rifugio a casa di Gianmario, dove sua moglie Monica ha organizzato un sorprendente buffet: stavolta il nostro show avrà una forma più privata, e il pubblico è un selezionato nocciolo duro di amici e clienti della libreria, che dopo averci ascoltato avranno a disposizione una selezione dei titoli dei nostri cataloghi da acquistare direttamente su consiglio di chi ha scelto di pubblicarli.

Gianmario è un libraio decisamente atipico, impossibile da etichettare. Già dal fisico, lo vedresti meglio in maglia azzurra, con una fascia di spugna intorno al cranio rasato, abbracciato ai fratelli Bergamasco mentre squarcia la mischia degli All Blacks. Dopo anni passati “a fare altro”, lettore voracissimo e molto attento, ha rilevato una quota della Galleria del Libro, libreria storica eporediese, diventando così uno dei “magnifici 4” soci, che senza di lui sarebbero, tutte al femminile, “magnifiche 3”. A conoscerli, sembrano davvero ben assortiti, ognuno con conoscenze e innamoramenti di cataloghi diversi, ma una passione comune per il libro. E i clienti, a giudicare dalla quantità di domande che rivolgono ai librai, l’hanno capito.

Gianmario è uno di quelli a cui vengono molte pazze idee, solo che è anche pericoloso, perché poi si mette purea realizzarle! E così si finisce alle 3 del mattino a organizzare con lui un festival letterario…

IMG_8786Lo seguiamo per le vie del centro e lo fermano a decine a chiedergli dei suoi ultimi progetti, dal capo di un carro del carnevale al sindaco, dal pensionato al ragazzino, e lui chiama ognuno per nome e con ognuno ha in ballo qualcosa. Nessuna sorpresa quando ci dice che ha organizzato per noi l’indomani mattina una visita speciale al museo Tecnologic@mente, dove è custodita una delle più ricche collezioni di macchine da scrivere e calcolatori Olivetti al mondo. Nessuna sorpresa neanche quando l’indomani scopriamo che il museo è aperto apposta per noi e farci da guida è la direttrice e fondatrice del museo in persona.

Per i “magnifici 4” la libreria, i libri, i festival sono una missione. Qualcosa che fanno per se stessi ma soprattutto per la comunità. Una comunità, ovvero una città intera che dopo la crisi e lo smantellamento dell’Olivetti non si è più ripresa, e vive nel ricordo di un’Epoca d’Oro ancora troppo vicina perché non si trovi ancora, in ogni momento, in qualsiasi conversazione, qualcuno che tira fuori quel “sì ma un tempo…” che tanto manda in bestia Gianmario, Chicca, Elisa e Roberta. Loro appartengono a un’altra generazione, una generazione che ha voglia di voltare pagina, senza rimpiangere quello che non si può replicare, ma avendo imparato le lezioni che solo una storia esemplare può insegnare.

Ma è tardi, ci stiamo dilungando, con questi pensieri, annebbiati dal vino bevuto fino a tarda notte, andiamo a dormire nella stanza dei figli piccoli, che loro malgrado ci hanno ceduto i letti per andare a passare una notte dalla nonna. E dormire sarebbe bellissimo, se Gianmario nella stanza accanto non russasse come un rugbista stanco dopo una storica vittoria a Twickenham.

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